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Disturbi dell’elaborazione uditiva: cosa sono e come riconoscerli

  • Immagine del redattore: Dott.Vincenzo Rimoli
    Dott.Vincenzo Rimoli
  • 5 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Quando si parla di udito, si tende spesso a pensare esclusivamente alla capacità di “sentire” i suoni. In realtà, ascoltare è un processo molto più complesso: non basta percepire un rumore, è fondamentale che il cervello sia in grado di interpretarlo correttamente. È proprio in questa fase che entrano in gioco i disturbi dell’elaborazione uditiva, noti anche come AME – Auditory Processing Disorder (APD).



Cos’è il disturbo dell’elaborazione uditiva



Il disturbo dell’elaborazione uditiva è una condizione in cui l’orecchio funziona correttamente, ma il cervello fatica a analizzare, organizzare e comprendere i suoni ricevuti. Le persone con APD spesso superano un normale test dell’udito, ma incontrano difficoltà significative nel comprendere il parlato, soprattutto in ambienti rumorosi o complessi.


Questo disturbo può interessare bambini, adulti e anziani e, se non riconosciuto, può avere ripercussioni importanti sulla vita scolastica, lavorativa e sociale.




Differenza tra difficoltà uditiva e difficoltà di elaborazione del suono



È fondamentale distinguere tra:


  • Ipoacusia (perdita uditiva): riguarda la riduzione della capacità dell’orecchio di percepire i suoni.

  • Disturbo dell’elaborazione uditiva: l’orecchio sente, ma il cervello non interpreta correttamente ciò che ascolta.



Chi soffre di APD può sentire una voce, ma non riuscire a capire cosa viene detto, specialmente quando più suoni si sovrappongono, come in una conversazione di gruppo o in un ambiente affollato.




I segnali più comuni dell’AME (Auditory Processing Disorder)



I disturbi dell’elaborazione uditiva possono manifestarsi in modi diversi. Tra i segnali più frequenti troviamo:


  • Difficoltà a comprendere il parlato in ambienti rumorosi

  • Necessità di chiedere spesso di ripetere

  • Problemi nel seguire istruzioni verbali complesse

  • Confusione tra suoni simili o parole che “si somigliano”

  • Affaticamento mentale dopo conversazioni prolungate

  • Apparente disattenzione o distrazione durante l’ascolto

  • Nei bambini: difficoltà scolastiche, soprattutto nella comprensione orale



Questi segnali vengono spesso scambiati per scarsa attenzione, stress o problemi di memoria, ritardando così una valutazione adeguata.




Come riconoscere e affrontare il disturbo



Il primo passo è ascoltare i segnali e non sottovalutarli. In presenza di difficoltà persistenti, è consigliabile rivolgersi a professionisti specializzati per una valutazione approfondita, che può includere test audiologici specifici e analisi delle capacità di elaborazione del suono.


Una diagnosi precoce permette di intervenire con strategie personalizzate, come:


  • training uditivi mirati

  • supporti tecnologici

  • consigli pratici per migliorare la comunicazione quotidiana





L’importanza di una valutazione specialistica



Riconoscere un disturbo dell’elaborazione uditiva significa migliorare la qualità della vita, riducendo stress, frustrazione e isolamento sociale. L’ascolto non è solo una funzione sensoriale, ma una componente essenziale delle relazioni, dell’apprendimento e del benessere emotivo.


Se hai il dubbio che tu o una persona a te vicina possa avere difficoltà di questo tipo, una valutazione professionale rappresenta il primo passo verso una comunicazione più serena e consapevole.

 
 
 

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